1886: Bignami diviene Direttore Artistico della Strenna del Pio Istituto dei Rachitici

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Famiglia Artistica Milanese

Abbiamo visto, in un intervento precedente, che nel 1883 il Vespa, ossia il prof. Vespasiano Bignami, collaborò alla realizzazione della “Strenna” del Pio Istituto dei Rachitici. Era la quinta edizione dell’opera che non venne pubblicata più fino all’anno 1886, anno in cui proprio il Bignami ne assunse la Direzione Artistica, coadiuvato da Adolfo Feragutti, Enrico Mangili e Carlo Ronchi.

Il volume aveva per titolo: “Il Naviglio” e poteva avvalersi della collaborazione di importanti scrittori, artisti, fotografi ed incisori. Citiamo, solo a titolo esemplificativo, alcuni nomi di coloro che prestarono il loro ingegno alla buona riuscita di quest’opera: Luca Beltrami, Giuseppe Sacchi, Filippo Turati, Gerolamo Weiss fra gli scrittori. Fra gli artisti ricordiamo: Giorgio Belloni, Leopoldo Burlando, Gaetano Crespi, Pompeo Mariani, Camillo Rapetti, Gaetano Previati.

Scrive, a pag. 3, il dottor Gaetano Pini:

Debbo a Vespasiano Bignami il pensiero di questa Strenna la quale, venendo alla luce, mi si perdoni la…

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Le esagerazioni esasperate di qualche scienziato avventato

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Michelangelo Buonarroti è tornato

Mi garba proprio leggere tutti i libri che riguardano me e i miei lavori. A volte riesco a trovare dei dettagli sulle opere che nemmeno io sapevo di aver realizzato. Vi sembra strano? Certe biografie si attengono rigorosamente alla fantasia dell’autore e, quando arrivo all’ultima pagina, mi rimprovero per aver perso leggendo bischerate ma almeno qualche risata me la strappano. Alla fine però tutto serve e, un libro scritto coi piedi, fa sempre comodo per sistemare la gamba traballante di un tavolo.

Un po’ di tempo fa fu pubblicato un avvincente studio sul Time e sull’autorevole rivista scientifica americana Neurosurgery, condotto dai due esperti di neuroanatomia Ian Suk e Rafael Tamargo.

Suk e Tamargo sostenevano di aver trovato nella figura di Dio, presente nella Separazione della Luce e delle Tenebre, la rappresentazione di parte del cervello umano. Proprio all’altezza del collo e della gola di Dio ci sarebbero delle irregolarità anatomiche che…

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Le meraviglie nascoste della Paleoarte

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The Lightblue Ribbon

Questo articolo è uscito sul blog GSI lo scorso 10 dicembre 2012. Per maggiori informazioni circa la presenza dell’articolo su entrambi i siti, si consiglia la lettura della FAQ.

Santino Mazzei, paleoartista calabrese, ci parla della sua passione per la Paleoarte.

In questa intervista, useremo il termine “paleoarte” per identificare tutte le ricostruzioni di animali ed ambienti preistorici tenendo sempre in considerazione il fatto che, anche se è diventato molto popolare, non è il termine più adatto per definire questo tipo di divulgazione scientifica e che la parola “arte” lo contamina un po’.

 

La prima domanda è ovvia, Santino. Come sei diventato paleoartista? Il tuo CV paleontologico, se così lo vogliamo chiamare, ci dice che sei passato dal fenomeno Jurassic Park, un po’ come tutti gli appassionati del settore. Com’è iniziata la tua esperienza?

Proprio così. Come tutti quelli che si sono addentrati in questo mondo nel cuore…

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La lungimiranza di Raffaele Riario

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Michelangelo Buonarroti è tornato

Se Raffaele Riario non avesse avuto uno smisurato senso artistico e una passione ardente per l’arte, probabilmente adesso non sarei qui a raccontarvi le mie vicissitudini. Sarei un morto qualsiasi, uno di quelli che riposano appollaiati come uccelli sui rami e che lasciano i loro corpi mortali da qualche parte sotto terra o in sepolcri imbiancati.

Niente accade per caso, ne sono estremamente convinto. Riario mi chiamò al suo cospetto a Roma dopo che un antiquario truffaldino gli volle vendere un mio cupido dormiente spacciandolo per antico: da lì in poi la mia esistenza avrebbe preso una piega sperata ma inaspettata.

E pensare che anni prima, quando ancora ero un ragazzino, eravamo entrambi sotto il cielo di Firenze e non ci siamo mai incontrati. Proprio Raffaele Riario fu uno degli organizzatori della sanguinosa congiura dei Pazzi. Venne trovato dai Medici e rinchiuso in gattabuia per qualche mese ovvero dal 12 di…

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Affreschi distrutti

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Michelangelo Buonarroti è tornato

Era l’estate del 1536 quando iniziai a metter mano concretamente agli affreschi del Giudizio Universale. Fu proprio la lunetta che vedete qua sotto la prima a essere dipinta. Iniziai dall’alto procedendo verso il basso a un ritmo assai sostenuto. Il risultato è un nutrito gruppo di angeli apteri con pose ardite che mostra due simboli della Passione di Cristo: la croce e la corona di spine.

Dovetti però prendere una decisione drastica che mi costò non poco: eliminare le lunette con gli antenati che avevo già dipinto su questa porzione di parete e cancellare definitivamente la pala dell’Assunta, realizzata qualche anno prima dal Perugino.

In un disegno preparatorio tutt’oggi conservato presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe agli Uffizi, ancora si vede un progetto del Giudizio nel quale mantenevo intatti tutti gli affreschi precedenti. Disegno che non vide mai la luce e rimase una sorta di chimera. Alla fine…

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Il Mosè

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Michelangelo Buonarroti è tornato

Come già vi ho accennato in alcuni precedenti articoli, la progettazione e la realizzazione della gigantesca tomba di Giulio II mi costò parecchia fatica e non poche delusioni. Dopo aver scelto i più bei marmi che trovai nelle cave di Carrara tornai a Roma e qualche mese dopo arrivò il prezioso carico. I marmi giunsero dinnanzi alla residenza papale ma Giulio II non volle ricevermi.

Da quel momento in poi fu tutto un susseguirsi di varie vicissitudini.

Tralascio tutta la storia altrimenti per raccontarvela mi ci vorrebbero un paio di giorni interi di scrittura continuativa.

Iniziai a lavorare al Mosè fra il 1513 e il 1516. Il primo progetto prevedeva una figura seduta in trono con le gambe parallele e la testa dritta. Lo sguardo fisso sugli spettatori con aria determinata ma benevola.

Qualche anno dopo però, dovetti abbandonare temporaneamente l’impresa perché il successore di Giulio II mi commissionò di…

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Sarebbe stato meglio far fiammiferi

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Michelangelo Buonarroti è tornato

A proposito di sogni irrealizzati vi vorrei raccontare qualcosa in merito alla commissione che definii anni fa come la tragedia della mia vita: la tomba di Giulio II.

Ho lavorato a questo complesso per trent’anni in maniera discontinua perché nel frattempo ho dovuto portare a termine molte altre commissioni come ad esempio gli affreschi della volta della Sistina e molte altre opere.

Mi recai a Carrara per scegliere i marmi e rimassi sulle Alpi Apuane da maggio a dicembre del 1505. Me ne tornai a Roma con 34 carrate di marmi e presto ne sarebbero arrivate a destinazione altre 60 presso il porto di Ripa Grande ma quando mi presentai al Papa affinché mi pagasse quanto avevo anticipato, egli si negò.

Me ne andati sbattendo la porta:

“Dite al Papa che se, da qui innanzi, mi cercherà, mi troverà altrove”.

Giulio II però si rese presto conto di…

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Ricordi e lettere

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Michelangelo Buonarroti è tornato

In questa mattinata che già promette una canicola estiva di tutto rispetto, stavo rispolverando la memoira in cerca di qualcosa d’interessante da proporvi. Ripescando fra emozioni e ricordi, ho scovato in un angolo della memoria questa mia lettera che scrissi il 30 novembre del 1532 a messer Tommaso de’ Cavalieri.

Ve la dono come se fosse un mazzo di fiori regalato a chi su vuol bene.

Inconsideratamente, messer Tomao s(ignio)r mio karissimo, 

fui mosso a scrivere a Vostra S(igniori)a, non per risposta d’alcuna vostra che ricievuta avesse, ma primo a muovere, come se creduto m’avesse passare con le piante asciucte un picciol fiume, o vero per poca aqqua un manifesto guado. 

Ma poi che partito sono dalla spiaggia, non che picciol fiume abbi trovato, ma l’occeano con soprastante onde m’è apparito inanzi, tanto che se potessi, per non esser in tucto da quelle sommerso, alla spiaggia ond’io prima parti’ volentieri…

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